La zampogna Lucana

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"l componenti della zampogna"      "Ceppo e Otre    "Tonalità della zampogna  "note della manca    "concetto e tecnica di accordatura   "accordatura della manca   "accordatura dei bordoni   "trattamento del legno "destra" (canna della melodia)"

 

I componenti della zampogna

MANCA 

DESTRA 

                       BORDONI
 (charter di sinistra)  (charter di destra)  (trum) 

(sc’kantill)

 
 

FUSI

                             CAMPANE  

                           ANCIA

 
 

TAPPI

   

 

 

 

CHIAVE

 

 
COPRICHIAVE

CALZETTI

 

 

 

 

 

 

                         PUNTALI

 

 

 

 

 

 

 

                                                                 

 

 

"CEPPO" - "OTRE

 

CEPPO    -   ZIPPONE

BASE DEL CEPPO

OTRE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CERA

FORI DI FISSAGGIO DEI FUSI

 

SOFFIETTO

 

 

 

"TONALITA' DELLA ZAMPOGNA"

La tonalità della zampogna è determinata dalla sua
lunghezza e, l’elemento che viene preso in considerazione è la manca.
L’unità di misura nella zampogna lucana è il palmo che è
rappresentata dall’estensione della della mano che va dalla
estremità del mignolo all’estremità del pollice. Il palmo
misura circa 25 cm.
La più piccola zampogna misura 2 palmi e mezzo, andando
di quarti in quarti fino alla più lunga che misura 6 palmi,
anche se ho visto anche la 7 palmi e la otto.
La due e mezzo suona in tonalità di LA
La due e tre quarti suona in tonalità di LAb
La tre suona in tonalità di SOL
La tre e un quarto in Fa#
La tre e mezzo in FA
La tre e tre quarti in MI
La quattro in Mib
La quattro e un quarto in RE
La quattro e mezzo in Reb
La quattro e tre quarti in DO
La cinque palmi in SI
La cinque e un quarto in Sib
La cinque e mezzo in La
La cinque e tre quarti Lab
La sei palmi suona in Sol.
Per facilitare la lettura di questa dispensa prenderemo in
considerazione la cosiddetta tonalità internazionale
la zampogna tre palmi in SOL.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"DESTRA"  -CANNA DELLA MELODIA-

 

 

Pollice

Indice

Medio
Anulare
 

Mignolo

 
 
Foro di intonazione 
 
 
 

 

 

 

 

                                            
 Lo zero corrisponde alla nota più alta fori completamente aperti
 Il n. 1 corrisponde al pollice chiuso.
 Il n. 2 all’indice chiuso.
 Il n. 3 al medio chiuso.
 Il n. 4 all’anulare chiuso.
 Il n. 5 al mignolo chiuso. 
                                                       

 

 

 

 

 

 

 

NOTE DELLA MANCA

 

 

 

 

 
Indice
medio

 

Anulare
Mignolo
 
 
 
 
Anche nella manca noterete che le note sono uguali a quelle della destra

Lo zero rappresenta la nota più alta quella emessa dalla canna a fori completamente aperti.
Il n. 1 corrisponde all’indice chiuso.
Il n. 2  al medio chiuso.
Il n. 3 all’anulare chiuso.
Il n. 4 al mignolo chiuso.      

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Concetto e tecnica di accordatura

 

E’ molto raro  che una zampogna mantenga l’accordatura nel tempo vuoi per una variazione di temperatura, di umidità o comunque di usura, perciò ogni suonatore che si rispetti sappia accordarsi lo strumento da solo e in queste pagine, cercherò di illuminarvi sulla tecnica da seguire affinchè possiate  cavarvela senza troppi problemi.

Una corretta partenza è alla base di ogni risultato perciò: riempire di aria l’otre e regolarne la pressione affinchè l’aria possa giungere alle ance in modo regolare e costante è già metà dell’opera

 

 
Accordatura della destra
 
La prima canna che va accordata è proprio la destra.
Per poter procedere nell’accordatura bisogna    
innanzitutto chiudere i bordoni con gli appositi tappi posti alla loro estremità e se non ci fossero cercate di procurarveli e di tenerli sempre a portata di mano.

Abbiamo, a questo punto, bisogno di una nota di riferimento alla quale dobbiamo attenerci per accordare tutta la scala della destra e questo riferimento è dato dalla nota più alta della manca (a fori completamente aperti) sulla quale dobbiamo incominciare ad accordare la nota più alta della destra cioè senza apporre nessun dito su di essa (che possiamo chiamare nota n.0) questa nota deve essere identica a quella della manca anche se di un’ottava più alta della prima se invece noterete che tra di loro c’è una certa dissonanza allora in questo caso bisogna riflettere; se questa nota va abbassata, quindi leggermente chiusa, oppure va alzata, quindi leggermente aperta.

Vi chiederete come si fa a stabilire il da farsi? non è per niente  difficile – provate ad avvicinare il pollice al foro  ostruendone una parte di esso e magari andando gradualmente aumentando l’otturazione vi accorgerete subito se l’intonazione va man mano migliorando diventando sempre più perfetta oppure peggiorando; nel primo caso avrete intuito che quella nota va abbassata quindi sul foro bisogna collocare della cera fino a portare la nota alla frequenza giusta; se invece vi accorgete che chiudendo il foro l’intonazione  va sempre più allontanandosi allora vorrà dire che il foro in questione va aperto e in questo caso i puntali sono messi li apposta per utilizzarli.

              

 

 

 

 

 

 

n.1  pollice

n.2  indice

 n. 3  medio

n. 4 anulare

n. 5 mignolo

 

foro di intonazione

 

Per accordare i fori successivi, il procedimento è identico al precedente quindi chiudete il foro numero n.1 (quello del pollice detto anche contrappunto) e agite sul  foro n.2, un pò dissonante questa nota lo è comunque, visto che essa rappresenta la quarta della tonica, perciò il mio consiglio è di ignorarla e passare alla successiva.

Chiudete quindi sia il pollice che l’indice (foro n.1 e  n.2) e seguite  lo stesso procedimento di prima cioè agite gradualmente sul foro n.3 sistemandoci accanto della cera ostruendone un po’ alla volta l’apertura oppure aprendolo con i puntali.

Identica procedura per accordare il foro n. 4 e n. 5 con l’accortezza che quando chiudete il mignolo vi ricordiate del foro di intonazione che si trova un pò più giù del mignolo, è su di esso che bisogna agire per accordare quest’ultima nota. 

 

 

 

 

 

 

Accordatura della manca

Il procedimento è praticamente simile a quello adottato per la destra, l’unica differenza è che sulla manca non c’è il foro del contrappunto (cioè quello posto all’altezza del pollice).

La prima nota, a fori tutti aperti, non ci sarà alcun bisogno di accordarla in quanto l’abbiamo utilizzata come nota di riferimento per accordare la destra quindi risulterà  già accordata.

 Ora incominciamo a chiudere contemporaneamente il  foro n. 1  con il pollice sulla destra e il foro n. 1 con l’indice sulla  manca; le due note devono essere identiche come intonazione, anche se differenti  come ottava, se così non fosse,  anche qui per accordare la manca vale lo stesso concetto spiegato per accordare la destra riguardo all’utilizzo della cera e dei  puntali andando a restringere o ad allargare l’apertura del foro immediatamente successivo (cioè il secondo).

Andando avanti, chiudiamo anche i fori n. 2 su entrambe le canne e interveniamo con la cera o i puntali sul n. 3 fino ad intonare anche quest’altra nota con quella della destra.

Inutile dire che anche queste due devono essere identiche ma di ottava diversa.                                                                         Così per il foro n. 3; però quì l’intervento, ammesso che c’è ne fosse bisogno, va praticato sui fori che si trovano sul coprichiave. Essi vanno ad interagire su un  foro interno non visibile sul quale agisce la chiave.

Quarta ed ultima nota della manca da accordare è quella che viene chiusa dalla chiave. Se osservate, ai lati della campana ci sono due fori, a volte anche tre e non sono stati messi lì per caso, essi  hanno la precisa funzione di permettere di intonare quest’ultima nota della manca che corrisponde anch’essa alla tonica.

 Ovviamente non fate come qualcuno di mia conoscenza che mentre passava ad accordare il foro successivo si dimenticava  che gli altri precedentemente chiusi dovevano rimanere tali. Insomma! la zampogna non è una fisarmonica ma assomiglia molto di più a un flauto, perciò, la chiusura dei fori deve avvenire in senso scalare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

n. 1 indice

n. 2 medio

n. 3 anulare

n. 4 mignolo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Accordatura dei bordoni"

(detti anche, nel linguaggio dialettale:TRUM il più lungo   sc’kantillo  il piu piccino)

 

Le note che emettono sia il Trum che lo sc’kantillo sono uguali ma di ottava diversa. Corrispondono a una quinta della tonica.
 
Una volta accordati la DESTRA  e la MANCA togliamo il tappo prima al TRUM e per mezzo del calzetto facendolo sfilare verso il basso se va abbassata la nota e verso l’alto se invece va alzata lo intoneremo alle note della destra e della manca a suono libero (cioè senza i fori tappati da nessun dito).
 
Infine facciamo la stessa cosa per lo SC’KANTILLO  e il gioco è finalmente fatto.
 
E’ preferibile che lo SC’KANTILLO  lo ritappiamo per i primi tempi in modo da avere meno spreco di aria durante le prime esercitazioni.

 

 

NOTAZIONI DEI DUE BORDONI

            (in una zampogna in SOL)

 

 

"SC’KANTILLO"

 

"TRUM"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TRATTAMENTO DEL LEGNO PER LA COSTRUZIONE DELLA ZAMPOGNA

INDICAZIONI E SUGGERIMENTI

 

Per costruire la zampogna occorrono attrezzature e materiali specifici che non sempre sono reperibili  in commercio e quindi i costruttori sono costretti a procurarseli personalmente. Nel modo più specifico si fa riferimento agli attrezzi da lavoro (punte e utensili particolari)  nonché del legno occorrente. Intanto va detto che la zampogna è uno strumento molto complesso nella sua struttura e per realizzarla vengono utilizzati almeno due tipi di legno: per i fusi, il migliore in assoluto è senz’altro il legno di ulivo tagliato nei periodi autunno-inverno, rigorosamente durante i periodi di luna mancante poi va conservato in  luogo asciutto e a riparo dalla luce diretta per almeno tre o quattro anni e infine trascorso questo tempo viene diviso in quattro parti per  essere poi, un quarto alla volta, ulteriormente sezionato e squadrato ricavando pezzi di circa quattro-cinque centimetri di  spessore e solo allora inizia il laborioso lavoro della costruzione.  Riguardo al resto degli elementi vengono realizzati con  legni più leggeri quali acero o  ciliegio in quanto questi ultimi hanno ottime caratteristiche risonanti e vengono impiegate soprattutto nella costruzione delle campane. Anche in questo caso, i principi adottati, sono gli stessi del legno di l’ulivo.