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FESTA DELLA MADONNA DEL POLLINO Il venerdì che precede
il I° Sabato di Luglio
La “Festa della Madonna del
Pollino” è sicuramente l’evento religioso più importate, antico e pregno di
ritualità, dell’area del Parco. Già ai primi del Novecento lo scrittore inglese
Norman Douglas nel suo Old Calabria dava una minuta, ed ammirata descrizione del
ricco rituale che caratterizzava i festeggiamenti in onore della Vergine,
cogliendo nel suo racconto lo spirito più autentico della festa, la sensazione
di rapimento e sublimazione, quasi d’ipnosi collettiva, vissuta dai fedeli
durante lo svolgimento della stessa. Così annotava Douglas: …duemila persone si
accampano attorno alla cappella con un enorme esercito di muli e asini, i cui
ragli si mischiano alle musiche pastorali delle zampogne. L’ondeggiare della
folla in movimento riempie la vista; si accendono fuochi sotto improvvisati
ripari e si divora una pazzesca quantità di cibo. La notte non porta requie,
anzi il rumore sale più che mai; i fuochi brillano luminosi… i ballerini sono
instancabili; i suonatori di cornamusa dai polmoni d’acciaio non mostrano segni
di sfinimento. Tutto ora è come allora ! ! ! ! ! ! ! !............O quasi ! ! !
! ! !
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FESTA DELLA MADONNA DELLA PIETA' 12 - 13 SETTEMBRE 2009
La Madonna della Pietà è
festeggiata il 2° Sabato e la 2° Domenica di Settembre. Il primo giorno era
dedicato alla fiera degli animali, il secondo è dedicato alla festa religiosa,
giorno in cui la Madonna è portata in processione, per le vie del paese,
accompagnata oltre che dalla banda musicale anche dal suono delle zampogne e da
canti popolari. Il livello di partecipazione popolare è molto alto poiché si
tratta della festa più importante del paese. Difatti, la Madonna della Pietà
registra il maggior numero di fedeli, i quali non rinunciano mai a fare un
pellegrinaggio verso il suo Santuario, che dista dal paese circa 4 km. La
cappella si trova in un paesaggio ricco d’alberi secolari e giganteschi (querce
e cerri). Permane la tradizionale offerta dei cinti (tronetti in legno rivestiti
di ceri e spighe di grano) portati in processione dalle donne del paese il
giorno della festa. |
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Anche quest'anno, verrà rinnovata la Sagra
dell'Abete, un rito tramandatoci dai nostri padri, a cui la comunità
terranovese partecipa intensamente. Esperti boscaioli, già nella seconda
domenica di maggio, si recano nei boschi per selezionare l'albero di
abete, che avrà, per il ruolo che dovrà ricoprire, caratteristiche
inconfutabili: alto, dritto, sano e con una folta chioma. Nell'ultimo
sabato di maggio, di buon mattino, tutti nel bosco per adempiere al
primo atto dell'intera giornata: il taglio e l'abbattimento dell'abete.
Poi il trasporto dello stesso al grido di: viva Sant'Antonio. Quando il
corteo arboreo avrà raggiunto le porte del Paese, dove troverà ad
accoglierlo le autorità civili e religiose, e le note dei "suoni"
(zampogna) che allieteranno con le loro antiche melodie ogni momento
della manifestazione, inizierà la lenta trascinata per il Corso,
rallentata dalle tappe obbligate dai punti di ristoro, spontanei, lungo
il percorso, dove il vino scorrerà a fiumi per "asciugare il sudore" dei
tanti protagonisti, accompagnato da biscotti, crespelle e altri prodotti
tipici locali. Come ogni anno, il festante corteo è aperto dal gruppo
dei "Tagliaturii" (coloro che hanno tagliato la pianta di abete in
montagna) che hanno l'onore di posizionarsi con la loro "pannuaa" vicino
"u'cimaa", seguito da quello degli "Apparicchiaturii" (coloro che hanno
privato il tronco dai rami e dalla corteccia), la terza "pannuaa" è per
"iCchianaturii" (i probabili scalatori, coloro che con la sola forza
delle braccia tenteranno nel giorno dei festeggiamenti in onore di
Sant'Antonio di salire fino in cima per prendere la foglia verde di
abete), la quarta e ultima "pannuaa" è per "iCcsiunoaa" (fedeli che
hanno fatto voti, paesani e turisti), |
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L'ultima figura da ricordare è quella dei
"pannuaari" (persone che con l'aiuto di grossi bastoni fanno da timone
alla parte posteriore del tronco di abete).I festeggiamenti in onore del Santo
iniziano con la Tredicina (tredici giorni prima della festa). I devoti
si recano in Chiesa (Cappella di S. Antonio) tutte le sere per recitare
il Santo Rosario, nell’occasione qualche fedele indossa un saio come
quello indossato dal Santo. Il 13 giugno, di buon mattino, un colpo
pirotecnico sveglia la gente e annuncia l’inizio della festa. Subito dopo la
banda inizia il giro per il paese, fermandosi davanti alle porte, per
raccogliere le offerte necessarie allo svolgimento della festa. Alle ore
11:00 ha inizio la Santa Messa seguita dalla processione con la statua del
Santo portata a spalla. E’ ancora diffusa la consuetudine di partecipare a
piedi nudi alla processione, per alcuni devoti, indossando un saio. Questo
come segno di riconoscenza per grazie ricevute. Nel pomeriggio davanti alla
Cappella di S. Antonio proseguono i festeggiamenti con l’innalzamento
dell’albero della cuccagna (“a pìtii”) . Tutta la manifestazione è
accompagnata da musica folcloristica da colpi pirotecnici e da un concerto
bandistico. In cima alla “pìtii” sono appesi dei biglietti -premio che i
giovani, e meno giovani, più intraprendenti cercano di afferrare salendo
sull’albero. Arrampicarsi per prendere i biglietti è un compito difficoltoso
perché il tronco viene cosparso d’olio. |
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